PLANTS HEAL (UK)

Plants Heal offre ogni volta un’esperienza audiovisiva unica e irripetibile, esplorando l’ intersezione tra improvvisazione libera, cultura rave e misticismo antico. Il progetto riunisce il tastierista Dan Nicholls, il batterista Dave De Rose e l’artista visiva Lou Zon, le cui performance dal vivo dissolvono i confini tra jazz contemporaneo, musica elettronica, trance e paesaggi sonori ambient. Radicati nella spontaneità e nell’energia collettiva, i Plants Heal creano viaggi immersivi guidati da ritmi istintivi, ascolto profondo e un senso condiviso di esplorazione. Come musicisti solisti, hanno collaborato con artisti del calibro di Mulatu Astatke, Shabaka Hutchings, Alabaster DePlume, Moloko, Herbert, Squarepusher…
Dopo l’uscita del loro album di debutto nel 2021 e una crescente presenza in festival d’avanguardia e club intimi, il trio ha ulteriormente ampliato la propria visione con “Forest Dwellers” (Quindi Records, 2025), un’opera fluida che convoglia echi di dub techno, trip hop, musica cosmica, funk psichedelico e atmosfere new age in un paesaggio sonoro in continua evoluzione. Parte essenziale del progetto sono le visual improvvisate di Lou Zon, che combinano filmati analogici e sintesi video ispirati alle piante medicinali e ai cicli del mondo naturale, trasformando ogni performance in un dialogo vivo e in continua evoluzione tra suono e immagine.
LES BIOLOGISTES MARINS (IT)

Les Biologistes Marins sono Beatrice Miniaci e Anton Sconosciuto, duo di polistrumentisti che fonde musica e materiale visivo. Con voce, flauti, organo, batteria e synth il progetto intreccia strati sonori di diversa materialità per immergere loro stessi e gli ascoltatori in un’atmosfera fluida e raffinata. Il suono è affrontato come esperienza sensoriale, senza cercare di definirlo all’interno di idiomi predeterminati. Appoggiandosi all’ambient come genere di riferimento ricercano un colore personale, operando più sul potere percettivo del suono che sulla sua forma estetica. Les Biologistes Marins è uno studio continuo che esplora le possibilità degli strumenti per interrogarsi sui limiti del suono e sulle sue trasformazioni, integrandolo con tocchi di elettronica ricercata. Questa esplorazione è una pratica comune per i due musicisti, alla ricerca delle possibilità sonore uniche che questo approccio può rivelare. Attualmente, sono impegnati in un viaggio attraverso diverse residenze artistiche, raccogliendo ispirazione e materiali da fonti d’acqua in ambienti differenti. Da queste esperienze nascono lavori site-specific che riflettono, di volta in volta, sui significati legati all’acqua: la sua estetica, il suo utilizzo e i valori simbolici e materiali a essa connessi.
YAL SOLAN (LBN)

Yal Solan è una cantautrice e poetessa libanese che fonde la sua scrittura piena di sentimento con le sue radici orientali, le influenze occidentali e ispirazioni mistiche. Ha pubblicato diversi singoli e sta attualmente lavorando al suo primo LP. A metà strada tra il terreno e l’etereo, Yal sta creando un linguaggio per il mondo interiore che parla a una gioventù consapevole e pronta a mettere tutto in discussione. Oltre alla musica, Yal è modella, attrice, doppiatrice e, di formazione, animatrice e graphic designer. La sua versatilità artistica e il profondo legame con il corpo, attraverso le sue varie pratiche, plasmano e ispirano la sua presenza irresistibile e distintiva.
LERO LERO (IT)

Lero Lero è un collettivo di artisti riuniti intorno a un fuoco centrale: l’Archivio sonoro
siciliano del ‘900. Le melodie in esso contenute, vestigia di un mondo magico quasi del
tutto perduto, vengono rievocate da Lero Lero con spirito critico e sensibilità contemporanea.
Un atto di riappropriazione, rielaborazione e restituzione alla comunità, di un’eredità sospesa
nel tempo che come diceva Renè Char “non è preceduta da alcun testamento”.
Nelle voci di contadini, pastori, lavandaie, nei canti di sdegno e nelle ninne nanne si scorge
infatti un’Atlantide sommersa, piena di tesori dimenticati che avvicinano l’ascoltatore a
questioni fondamentali in un mondo sempre più plastificato: chi siamo, da dove veniamo?
Qual è il ruolo della tradizione e cosa comporta la sua perdita?
L’incessante confronto tra i tre curatori e fondatori del collettivo, gli artisti palermitani Alessio
Bondì, Donato Di Trapani e Fabio Rizzo – coaudiuvati per la registrazioni dell’album
anche dal percussionista Giovanni Parrinello – ha determinato la proposta di un suono
arcaico e visionario, intriso di elettronica mediterranea e melismi microtonali, in cui
riecheggiano i suoni ipnotici di zampogne e marranzani, i lamenti dei carrettieri e le urla dei
salinai. Un suono che, a partire dai suoi ingredienti più ancestrali, tenta di riformulare gli
insegnamenti della tradizione orale con approccio anti-folkloristico.
Se infatti la musica di un popolo ne esprime in maniera complessa e poetica l’essenza più
pura – cosa succede quando tale musica viene ridotta a macchietta, stereotipata, esotizzata
o rimossa? Si tratta di una voragine culturale nella vita dei suoi componenti. Lero Lero non
finge che questa voragine non ci sia, ma la abita e prova ad arredarla.
ALASH ENSEMBLE (RU)

Alash Ensemble è un trio di maestri del canto gutturale di Tuva (xöömei), una tecnica straordinaria per cantare più note contemporaneamente. Ciò che distingue questa band dalle precedenti generazioni di cantanti gutturali tuvani è la sottile infusione di influenze moderne nella loro musica tradizionale. Nel sound degli Alash si possono trovare armonie complesse, strumenti occidentali e forme di canzoni contemporanee, ma il suo suono e il suo spirito generale rimangono decisamente tuvani. Gli Alash amano collaborare con musicisti di ogni genere, come dimostrano i sei dischi all’attivo. Fin dalla loro prima collaborazione con la leggendaria Sun Ra Arkestra, hanno unito le forze con musicisti di ogni genere, dal country alla musica classica, dal jazz al beatboxing.
NUHARA (IT)

Nuhara, dall’arabo “nuwwar”, fiore o germoglio, passato al siciliano “nuàra” attraverso il latino Nohara col significato di “orto”, è il nome del progetto condiviso da tre musicisti siciliani, Michele Piccione (etnomusicologo polistrumentista), Federico Pipia (musicista elettronico e producer, anche noto con l’alias Pipya) e Gabriele Bazza (chitarrista e cantante specializzato in tecniche vocali tradizionali). Questa ricerca artistica è stata resa possibile grazie alla collaborazione con Sergio Bonanzinga (professore ordinario di Etnomusicologia nell’Università di Palermo), che ha messo a disposizione documenti sonori e filmati realizzati nell’ambito delle proprie ricerche e offerto la propria consulenza per individuare ulteriori materiali d’archivio indispensabili al percorso creativo.
Il progetto Nuhara si propone di “rigenerare” antichi canti e musiche della tradizione orale siciliana, documentati sul campo da vari studiosi ed etnomusicologi a partire dagli anni Cinquanta del Novecento. Partendo da una selezione di materiali d’archivio, il trio propone un lavoro di riscrittura che ibrida un approccio filologico ad arrangiamenti elettronici ed elettroacustici, con sonorità provenienti sia dal mondo IDM e dance contemporaneo, sia dagli esempi della musica d’avanguardia degli ultimi decenni. Attraverso questo processo i brani vengono risemantizzati entro un nuovo quadro espressivo, creando un ponte fra un un mondo arcaico ormai perduto e una contemporaneità che di quel passato non può smettere di nutrirsi.
Nuhara crea uno spazio di dialogo musicale e antropologico attraverso l’uso della musica elettronica, di vari strumenti tradizionali dell’area siculo-mediterranea e delle tradizionali tecniche esecutive. I suoni che narrano il vissuto di una Sicilia in parte dimenticata e consegnata alla Storia rinascono come un germoglio, un frutto eteromorfo, che assume una nuova forma rispetto al seme che lo ha generato.
TARTIT (MALI)

Tartit, gruppo della regione di Timbuktu (Mali), perpetua la tradizione musicale dei nomadi Kel Tamasheq. Musica ipnotica che diffonde un messaggio di pace e amore e parla della complessità di una cultura sotto attacco. A seguito di una delle rivolte del 1995, i nove futuri membri del gruppo, tutti maliani, vivevano nei campi profughi mauritani e burkinabé. Così nacque Tartit, musica per resistere, per ritrovare e riaffermare la propria identità pur nell’esilio. La poesia e il canto hanno da sempre avuto un ruolo fondamentale nella società tuareg; il messaggio della band parla direttamente dei problemi di oggi e vuole preservare il suo valore fondante in un popolo nomade. Tartit, parola che si traduce “unione”, ha suonato nei più grandi festival di world music al mondo, raggiungendo lo status di guardiani del genere. Guidati dalla carismatica cantante Fadimata Walet Oumar, la band è composta da quattro donne cantanti che accompagnano la loro voce con ritmi percussivi ciclici, e da strumentisti velati; un’esperienza di canzoni e ballate che conduce lungo un viaggio irripetibile. Altri complessi “blues sahariani” hanno abbandonato gli strumenti tradizionali in favore di formazioni più convenzionali; i Tartit invece abbracciano gli strumenti autentici della loro tradizione come il tende (tamburo tradizionale), il teherdent (ngoni a tre corde) e l’imzad (composto da crine di cavallo e una zucca).
ADDICT AMEBA (IT/ES)

Addict Ameba è un collettivo musicale con base a Milano, nel quartiere Casoretto. La band di nove elementi nasce allo storico studio Il Guscio, dove è stato registrato il primo disco, Panamor, uscito nel 2020 per Black Sweat Records. L’esordio – che mescola afro, ethio jazz, psych rock e musica latina – è stato apprezzato e salutato con curiosità dalla critica, anche all’estero. Dopo aver suonato in tutto lo stivale, collezionando aperture ad artisti del calibro di Meridian Brothers, Moses Boyd e Seun Kuti, hanno pubblicato il secondo disco, Caosmosi, uscito per La Tempesta, che li ha certificati come uno dei progetti più interessanti dell’underground italiano. La band ha suonato in festival come Mi Ami e Jazz Refound in Italia, ITGWO in Olanda e al Festival International de Hammamet in Tunisia. Nel 2025 Mukatsuku Records ha pubblicato un 45 giri in edizione limitata a 300 copie con due loro brani, e sono stati inclusi in Club Coco vol. 3, la compilation che esplora le nuove sonorità latine nel mondo, curata da Coco Maria. Nel 2026 compongono la colonna sonora del lungometraggio “Dov’è la fiesta?” diretto e scritto da Niccolò Gentili e Lisa Nur Sultan.
FULU MIZIKI KOLLEKTIV (DRC)

Fulu Miziki si traduce approssimativamente come “musica dalla spazzatura”. Dalle discariche di Kinshasa, i sei artisti recuperano e costruiscono costumi, maschere e strumenti; dai guembri composti dall’involucro del computer alle batterie realizzate con taniche, fino alle invenzioni di tastiere in legno, molle e tubi di alluminio, con vecchie infradito usate come cuscinetti sulle grondaie di plastica. Fulu Miziki è un collettivo eco friendly-afro-futurista-punk che arriva direttamente da un futuro in cui gli esseri umani si sono riconciliati con la madre terra e con se stessi. Sempre alla ricerca di nuovi suoni, supportano un messaggio panafricano di liberazione artistica, pace e uno sguardo severo alla situazione ecologica della Repubblica Democratica del Congo e del mondo intero.”Siamo dei supereroi del futuro africano”.
Disponibilità su richiesta.